Strategie e tecniche di controllo eco-compatibili applicate a Carpi per la limitazione del fenomeno nel corso dell'anno 2007. - Aggiornamento circa la presenza sul territorio comunale del parassita arocatus melanocephalus (marzo 2010)

Arocatus melanocephalusDa alcuni anni a questa parte, in diverse località della Pianura Padana sono stati segnalati forti disagi dovuti alle invasioni di massa delle abitazioni da parte di un insetto, l’emittero ligeide Arocatus melanocephalus, meglio noto col nome di Cimice dell’Olmo. L’intensità del fenomeno ha suscitando grande timore nella popolazione, pur non creando danni diretti a persone o cose. Gli interventi praticati con insetticidi tradizionali, laddove la gravità delle infestazioni e le proteste dei cittadini imponevano misure drastiche di controllo, si sono rivelati quasi del tutto inefficaci e di grande impatto ambientale. Anche Carpi non è risultata indenne da questa problematica e fin dal 2003 è stata fortemente interessata da tale fenomeno.

Il Servizio manutenzione del verde pubblico del Comune di Carpi è stato formalmente incaricato di seguire tale fenomeno, studiarne l’evoluzione ed i fattori ad esso connessi al fine di individuare una possibile strategia operativa, risolutiva del disagio che Arocatus provoca ed ha provocato.
Considerata la quasi totale assenza di studi su questo insetto, si è stabilito di operare a più livelli, nella speranza di individuare un’efficace soluzione al problema.

All’inizio del 2006 si è proceduto ad una prima mappatura dei siti di presenza dell’insetto legandoli a luoghi di presenza di esemplari appartenenti al genere Ulmus, in quanto sua pianta nutrice. Dopo un primo anno di lavoro, si è perfezionato un sistema di verifica dell’infestante, da applicarsi durante l’anno 2007, così riassumibile per punti:

  • assegnazione di incarico professionale a ditta specializzata del settore per l’esecuzione di verifiche settimanali dei siti di presenza di A. In taluni frangenti, si è operato anche con verifiche più ravvicinate,
  • individuazione dei momenti di presenza su pianta nutrice dei primi adulti in movimento di A.;
  • individuazione della presenza delle forme giovanili dell’insetto per poi procedere ad eseguire specifici trattamenti nei siti di maggiore impatto (sia con piretro naturale che con inibitori di crescita);
  • mantenimento del monitoraggio dei siti di maggiore rilevanza;
  • contatto coi residenti di abitazioni adiacenti a tali siti per la verifica delle condizioni delle loro abitazioni circa la presenza di A.;
  • predisposizione di trappole cromotropiche per la cattura massale di A.

L’andamento dell’annata, forse a fronte di particolari condizioni ambientali, è stata per certi aspetti incredibilmente positiva, non avendo sostanzialmente ricevuto alcuna lamentela circa la presenza di A., rilevando sostanzialmente modestissime presenze dell’insetto sul territorio comunale.
D’altra parte la tempestività adottata nell’agire contro la presenza di A. con prodotti adeguati alla situazione come prima citato, pur nella difficoltà di reperire specifici prodotti efficaci oltre ai classici piretroidi purtroppo estremamenti nocivi e pericolosi da un punto di vista gestionale-ambientale, ha garantito una sicura limitazione del problema.
Confortante è stato osservare come alcuni insetti si siano comportati come antagonisti di A. e di come anche uccelli stanziali e non abbiano iniziato a cibarsi di tale insetto.
Arocatus poi, estremamente suscettibile al caldo, ha forse trovato nella primavera così calda ed anomala del 2007, elementi fortemente limitanti la sua proliferazione(ad esempio le samare dell’Olmo sono maturate prima delle presenza della neanide di A. per cui questa ha trovato scarso alimento disponibile al suo libero proliferare).

Queste condizioni però, diffuse nell’intera regione, non sono state capaci di limitare da sole la presenza dell’insetto su questo territorio, come invece è avvenuto nel nostro areale.
L’impegno diventa così quello di comprendere fino in fondo i fattori che hanno influito positivamente sulla limitazione di A., reperire ulteriori informazioni sul fenomeno e proseguire, anche per il prossimo anno, con questa collaborazione con terzi, valutando poi l’opportunità di acquisire ulteriori interlocutori nei ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, attraverso la formalizzazione di convenzione.

Infine ci si propone di collocare, anche in collaborazione con altre realtà locali, diversi nidi artificiali per gli uccelli insettivori autoctoni, contribuendo ad una maggiore presenza di elementi naturalmente limitanti la presenza di Arocatus.

Note a cura del p. agr.co Alfonso Paltrinieri
Servizio manutenzione verde pubblico
Comune di Carpi

AGGIORNAMENTO CIRCA LA PRESENZA SUL TERRITORIO COMUNALE DEL PARASSITA AROCATUS MELANOCEPHALUS

Nel corso delle stagioni successive al 2007, si è proseguito nella verifica del territorio attraverso l’applicazione di quei criteri e di quelle metodiche già individuate. Tutto sommato la situazione non ha subito quell’amplificazione che si temeva e l’insetto ha creato disagi tutto sommato relativamente modesti.
L’esplosione numerica che la popolazione del ligeide ha negli scorsi anni avuto, ha cause che per ora non sono specificatamente spiegabili, ma è certo che il o i fattori chiave che limitano naturalmente la crescita dell’insetto non hanno funzionato per un certo periodo. E’ sicuramente plausibile che questo/i torneranno ad agire e così la popolazione del fitofago si manifesterà numericamente normale, cioè con una presenza discreta nell’ambiente frequentato dall’uomo.
Il fatto che ciò accadrà lo si può arguire, nel particolare, dal caso di un altro ligeide, Arocatus roselii Schilling, che vive su Platano. Questo è andato soggetto in Provenza ad una gradazione durante gli anni tra il 1966 e il 1969, a cui è seguito un improvviso declino della popolazione che ha portato alla quasi scomparsa dell’insetto.

L’ipotetica prossima ridotta o mancata infestazione, induce a non valutare per ora opportuno affrontare il problema mediante l’uso di insetticidi da impiegarsi in tutto il periodo dell’attività riproduttiva dell’insetto, e di fruttificazione dell’Olmo (sia a carico delle piante sia sulle samare cadute a terra, che potrebbero essere cadute prima dell’intervento - cosa poi non facilmente constatabile). Tale attività, oltre non essere risolutiva per le difficoltà di raggiungere tutto il substrato alimentare dell’insetto, darebbe luogo a gravi disequilibri ambientali che, in primo luogo, potrebbero impedire un naturale ritorno alla normalità della popolazione di A. melanocephalus.
Tenuto conto poi che le infestazioni nelle case sono dovute agli adulti, è eventualmente contro tale stato che conviene agire, operando per tentare di impedire che questi raggiungano le abitazioni.
Tale operazione potrebbe essere fatta offrendo all’insetto ripari graditi in vicinanza delle case. Per attuare tale stratagemma potrebbero essere usati cannucciati reperibili commercialmente che, avendo la capacità di attirare tale stato dell’insetto, darebbero la possibilità di intervenire mediante insetticidi abbattenti in modo localizzato, direttamente su questi rifugi, se non con fuochi controllati.

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