I vegetali, nel corso del tempo, hanno selezionato meccanismi tali da rispondere convenientemente alle offese esterne onde limitare e rimediare, entro certi limiti, ai danni o alle malattie. Per limitare i danni (ferite, tagli, ecc..) gli alberi attuano ciò che viene detto, in gergo tecnico, "compartimentazione": come un sommergibile che, con la chiusura dei portelloni stagni, confina la falla ed evita che l'acqua invada lo scafo, allo stesso modo l'albero cerca di isolare la parte danneggiata. Per rimediare ai danni, invece, l'albero cerca di ricostruire la parte mancante, indipendentemente dal fatto che la "compartimentazione" abbia avuto buon fine. La ricostruzione vegetale avviene attraverso l'emissione di genune formatesi lì per lì o per la schiusura di vecchie gemme, la cui attivazione era latente (qualora il danno abbia eliminato rami o branche, o parti di esse), e l'attivazione del cambio mediante il quale il vegetale tenta di rimediare agli indebolimenti strutturali.

La compartimentazione. A differenza degli animali, gli alberi sono incapaci di sostituire, nella stessa posizione, le cellule morte. L'albero cerca di contenere il danno attivando barriere capaci di isolare il legno danneggiato ed evitare altri possibili danni al legno sano. Un primo gruppo di barriere sono già presenti nella struttura vegetale ed in caso di pericolo vengono rafforzate mediante sostanze polifenoliche, tra cui i tannini. Questa è la cosiddetta zona di reazione e corrisponde ad una sorta di intervento rapido volto a creare una prima difesa dall'aggressione esterna. Una seconda barriera viene costituita solo dopo il danno, ad opera di cellule prodotte in prossimità del danno stesso. Viene definita "zona di barriera" e, pur essendo molto efficace e quindi in grado di creare una separazione dall'area malata, non è molto flessibile e ciò comporta una debolezza strutturale che può portare alla formazione di fratture inteme al legno (i cosiddetti crack).
La capacità di compartimentazione varia da specie a specie e anche soggettivamente, in base al patrimonio genetico di ogni singolo albero. Anche lo stato di salute generale di una pianta incide sulla sua velocità e capacità di reazione. Più una pianta è debilitata e minori saranno le sue capacità di reazione a danni o malattie. Ecco quindi l'importanza di porre una pianta nel luogo adatto, valutando clima, terreno, esposizione e con particolare attenzione allo spazio disponibile (il cosiddetto sesto d'impianto).
Quando una porzione di pianta o di radice viene in qualche modo danneggiata od asportata, la pianta cerca dunque di sostituirla producendo una nuova porzione. L'esempio calzante è dato dalla perdita di un ramo. In breve tempo, nella zona della pianta interessata dall'evento, si avrà la formazione o l'attivazione di gemme che cercheranno di ripristinare il ramo venuto meno. Questi, per sommi capi, sono i meccanismi che una pianta mette a punto per cercare di contenere il danno e per porvi rimedio. Vediamo ora i maggiori danni cui vanno soggette le piante.
Gli alberi, non avendo la possibilità di contrastare attivamente i funghi disgregatori del legno, hanno sviluppato una strategia difensiva passiva che consente loro di isolare il fungo e contestualmente contenere la degradazione del legno. Questa azione fu teorizzata e verificata da Alex Shigo, un noto arboricoltore americano recentemente scomparso, che la chiamò CODIT: la teoria della compartimentazione ovvero la creazione di zona di barriera.

L'albero crea e attiva sia barriere meccaniche sia chimiche che consentono di isolare una porzione di legno ed ostacolare l'avanzamento del fungo all'interno del legno. Queste barriere non sempre riescono a limitare l'avanzamento del fungo e possono rivelarsi inefficaci. La capacità di resistere all'azione demolitiva è genetica, oltre che essere determinata dalla specie di appartenenza e dalle condizioni di salute dell'esemplare

Le barriere della teoria CODIT sono 4 e prendono il nome di:

* barriera 1: si oppone all'avanzamento lungo i vasi conduttori
* barriera 2: si oppone all'avanzamento in profondità, verso il centro della pianta
* barriera 3: si oppone all'avanzamento laterale, parallelamente agli anelli di accrescimento annuali originati dal
* cambio
* barriera 4: protegge i nuovi tessuti dall'aggressore consentendo la formazione di legno integro

Barriera 1
Questa barriera è di tipo meccanico. La pianta chiude i vasi conduttori delle linfe (grezza ed elaborata) impedendo al fungo di avanzare velocemente sfruttando questi canali. È evidente che la barriera 1 non è particolarmente efficace; l'albero, infatti, non può chiudere tutti i vasi, in quanto risulterebbe impedita la fondamentale, e vitale, funzione del trasporto linfatico (movimento di nutrienti liquidi interni alla pianta dove la linfa grezza procede verso le foglie e quella elaborata verso le radici).

Barriera 2
La barriera 2 è una barriera di tipo chimico, è costituita dalle cerchie annuali che vengono rinforzate con sostanze prodotte dall'albero stesso e che sono resistenti all'aggressione dei funghi. Queste sostanze impediscono o rendono molto difficoltose le reazioni chimiche necessarie al fungo per disgregare le cellule del legno.

Alcune specie, come ad esempio Pioppi, Tigli e Betulle, non riescono a realizzare barriere di tipo 2 efficienti. Per questo motivo queste piante sono particolarmente sensibili alle ferite ed ai tagli di potatura.

Barriera 3
Oltre ad avere un sistema di flusso delle linfe, gli alberi possiedono delle condotte trasversali alle cerchie annuali detti raggi midollari. Questi condotti hanno la funzione di trasportare alcune sostanze dalla parte più esterna a quella più interna del legno oppure di contenerle. Al verificarsi di un'infezione l'albero deposita sostanze chimiche in grado di migliorare la resistenza dei raggi midollari agli enzimi disgregatori dei funghi impedendo alle ife di estendersi lateralmente parallelamente alle cerchie annuali.

Barriera 4
La barriera 4 coincide con il tessuto de cambio ed è la più importate delle 4 barriere. La sua funzione è quella di preservare i tessuti in formazione da quelli colonizzati dal fungo. In questo modo le nuove cerchie annuali potranno continuare a mantenere la stabilità della parte aggredita dal fungo

La capacità dell'albero di attivare tutte le barriere e più barriere per ogni tipo è sicuramente di tipo genetico ma un fondamentale ruolo lo gioca la vitalità e l'integrità della pianta. Per questo motivo è importante che il terreno dove cresce l'albero sia sempre ben strutturato, irrigato e ricco di sostanza organica e di micro-macro elementi necessari alla pianta per produrre tutte le sostanze necessarie alla sua difesa.

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