Gli Olivi secolari sono stati in questi anni oggetto di estirpazioni illegali, in generale per adornare ville e giardini privati di lussuose – ma non solo - residenze del Nord Italia. Citando alcune cifre, tanto per farsi un idea, oggi per acquistare una di queste piante secolari è necessaria una spesa che si aggira tra 4 mila e 12 mila euro a pezzo.

Anche se sono tutelati da vincoli ambientali e da leggi nazionali, le piante secolari fanno gola a bande senza scrupolo, che commissionano veri autentici blitz per estirparli nei poderi degli ignari agricoltori.

A volte anche qualche agricoltore privo di scrupoli, vende le proprie piante a questi criminali agricoli.
Il fenomeno è iniziato soprattutto in Puglia ed in altre regioni del Sud Italia, dove sono a dimora un alto numero di piante secolari e plurisecolari, per poi procedere in altri Paesi del Mediterraneo.

Certo che se il possesso di questi esemplari non rappresentasse un simbolo di benessere da ostentare, forse questo scempio non esisterebbe. Non è poi l'amore per le piante, o per l'Ulivo, che caratterizza questa discutibile scelta di uniformare i giardini con un gigante dimezzato.

Perché se fosse l'amore per gli alberi a governare questa moda, ci si rifiuterebbe di accettare l'impoverimento nei territori rapinati di queste bellezze, dove alberi maestosi vengono estirpati in modo frettoloso, mutilati vergognosamente per consentirne il trasporto e vedere vegetare, se tutto va bene, miseri rami da una chioma triste e rovinata per sempre…
Se a governare questi gesti fosse invece l'amore per l'Ulivo, o il Melograno, il Gelso il Corbezzolo e così via, vedremmo ovunque piccoli esemplari di queste specie, scelti con rigore e criterio apparire nei nostri giardini del nord Italia, dove il clima è cambiato e ci si interroga su cosa piantare. Questi giovani alberi li vedremmo crescere ed acclimatarsi con gioia e con la quasi certezza di un favorevole sviluppo. E poco davvero importa se altri li vedranno grandi. Se cessa l'opera di chi investe nel futuro, tutto è vano…

Questa tendenza è la moda fast food rapportata al verde. Il tutto e subito ovunque e comunque. Non più la gioia, e la pazienza, di questo mestiere antico (il giardiniere), il sapore delle cose che crescono piano. I vivaisti ed i giardinieri non si interrogano e non dispensano sapere. Basta vendere. E se poi il guadagno è elevato, ancora meglio.

Chi gestisce il verde di una città, almeno lui che opera per la salute di un bene della collettività, deve interrogarsi su questa questione.

A mio modesto avviso deve rifiutare di utilizzare questi esemplari. Per le motivazioni sopra riportate, ma anche per il pessimo esempio di gestione che l'utilizzo di questi alberi pone alla vista di tutti.
Come possiamo dire che bisogna potare poco e bene gli alberi, se poi accettiamo di utilizzare esemplari martoriati di Ulivo o Corbezzolo, senza criticamente vedere le menomazioni cui questi sono stati sottoposti? Possiamo ancora parlare di taglio di ritorno e compartimentazione, barrier zone e disinfezione delle attrezzature da taglio?

Che speranza di vita - con la V maiuscola – hanno questi antichi amici, casomai messi a dimora davanti alla villetta del sig. Rossi, colpevole soltanto del desiderio di apparire anche lui, almeno questa volta, uniformato al cambiamento globale in atto nel clima, e nei nostri cuori?
Dove finisce la speranza e, a questo punto, dove comincia l'orrore?

Nota a cura del servizio manutenzione verde pubblico del Comune di Carpi
p. agr.co Alfonso Paltrinieri