Classificazione
Ordine: Agaricales
Famiglia: Agaricaceae
Genere e specie: Armillaria mellea (Vahl:Fr.) Kummer (sin. Agaricus melleus Vahl; Armillariella mellea (Vahl:Fr.) Karst.)

Caratteri morfologici

Micelio
Il fungo produce placche di micelio biancastro sui tessuti dell'ospite (di solito a forma di ventaglio sotto la corteccia) o nel terreno. Un'accurata osservazione al microscopio mostra l'assenza delle unioni a fibbia.

Rizomorfe
Le rizomorfe sono strutture di resistenza e diffusione del fungo. Sono riconoscibili per l'aspetto di una corda di 1-3 mm di diametro e il colore bruno-rossastro o nero. Esse sono costituite da uno spesso strato esterno di micelio scuro che avvolge il micelio interno di colore biancastro. Le rizomorfe spesso formano una fitta rete sotto e nell'intorno delle piante infette, allargando l'infezione a macchia d'olio.

Corpi fruttiferi
I corpi fruttiferi dell'Armillaria sono funghi eduli, riuniti in gruppi molto numerosi alla base delle piante attaccate. I singoli funghi sono alti 7 o più centimetri e flessuosi, hanno il cappello di diametro variabile fra 4 e 28 cm ed i gambi spesso piuttosto stretti e privi di rigonfiamenti basali. Essi, tipicamente di colore miele, possono avere anche colore variabile. Questi producono le spore che, in massa, appaiono di colore crema

Ciclo biologico
Il patogeno resta in campo per mezzo delle rizomorfe o come micelio presenti sulle piante infette, su pezzi di radici o altro materiale legnoso in disfacimento nel terreno. Le radici di piante sane che giungono a contatto con il materiale colonizzato dal fungo vengono da questo infettate. Quindi molto comune è la diffusione da pianta a pianta, principalmente mediante il contatto delle radici; ne deriva la tipica espansione a macchia d'olio negli impianti infetti. La penetrazione del micelio nella pianta sembra avvenire principalmente per azione di forze meccaniche esercitate dal fungo.
La diffusione del fungo su distanze maggiori avviene per trasporto di inoculo, quale il terreno contaminato o pezzi di rizomorfe e di tessuti vegetali infetti, involontariamente trasportati con le attrezzature per la lavorazione del suolo.
Le spore prodotte dal fungo sembrano avere minore importanza per la diffusione della malattia.

Sintomatologia
La malattia di solito si presenta in aree localizzate dell'arboreto in cui le piante mostrano sintomi aspecifici ma riconducibili ad uno scarso vigore vegetativo, foglie piccole e di colore verde scuro, arresto della crescita. A ciò, può seguire un lento e progressivo deperimento oppure un decorso rapido della malattia, che conduce ad avvizzimento, presenza di parti secche della chioma con successiva morte rapida della pianta. Quest'ultimo evento si manifesta specialmente in luglio e agosto, in concomitanza di periodi particolarmente caldi, quando la parte di apparato radicale ancora sana non riesce più a soddisfare la forte richiesta di evapotraspirazione.
Questo patogeno infatti riduce fortemente la capacità funzionale dell'apparato radicale rendendo la pianta colpita instabile da un punto di vista della sua stabilità.

I sintomi caratteristici della malattia sono osservabili sulla parte di colletto sottostante il terreno e sulle grosse radici. Sotto la corteccia, che di solito appare fortemente degradata, il fungo produce placche di micelio di colore bianco-latte. Nel caso della vite, tali placche sono meglio riconoscibili sulle radici che sul colletto, perché la struttura del legno di vite tende a favorire una forma striata degli ammassi micelici.
Altra caratteristica, che indica la presenza di Armillaria, è il forte odore di fungo che liberano i tessuti infetti umidi.
Inoltre, la presenza di rizomorfe all'esterno delle radici confermerebbe la presenza del fungo. Durante l'inverno, al colletto delle piante infette, è possibile trovare gruppi di corpi fruttiferi (chiodini).

Diffusione E Piante ospiti
Il fungo è particolarmente diffuso in tutte le aree temperate.
Il fungo risulta essere patogeno su oltre 500 specie di piante. Particolarmente danneggiate sono le piante da frutto (es. drupacee e pomacee), l'olivo, la vite, gli agrumi e le piante forestali ed ornamentali. Anche alberi ed arbusti della macchia mediterranea possono essere attaccate dall'Armillaria.
Su pioppo, caratterizzato da un legno tenero e da rapido accrescimento, ha uno sviluppo rapido sempre nefasto.

Danni
I danni procurati dall'Armillaria alle colture arboree sono notevoli, soprattutto se si considera la riduzione della durata economica degli impianti.
Difatti, oltre al deperimento e morte della pianta infetta, spesso l'infezione si propaga alle piante vicine e alle nuove piante in sostituzione delle fallanze. Ciò conduce ad una progressiva diminuzione del numero di piante efficienti, con minore validità economica dell'impianto; inoltre, permanendo l'inoculo nel terreno, i tempi per il reimpianto sono maggiori.

Sistema di controllo
Il controllo dell'Armillaria negli arboreti, e nei viali alberati, non è di facile attuazione e la sola presenza del patogeno deve essere considerato come grave pericolo per l'intero arboreto.
Considerando l'assenza di prodotti efficaci per un controllo diretto e che il fungo è in grado di sopravvivere nel terreno per lunghi periodi, l'unico mezzo efficace per limitarne i danni resta la prevenzione.
È in tale ottica che vanno sfruttati tutti i fattori naturali ed agronomici di limitazione, consci dell'inefficacia dei fattori artificiali di limitazione.

Metodi di controllo naturale

Influenza della temperatura
L'influenza esercitata dalla temperatura del terreno sul patogeno non è ancora chiara. A tal proposito alcuni esperimenti, condotti in condizioni controllate, hanno mostrato che il fungo infetta le piante a temperature comprese fra 7 e 25°C; temperature superiori a 26°C sono ritenute critiche e poco favorevoli all'infezione e alla evoluzione della malattia.
Dal punto di vista pratico si può ritenere quasi ininfluente l'andamento climatico in quanto il micelio, se protetto dal terreno o nei tessuti legnosi, risente poco degli estremi termici. Al contrario, i propaguli liberi nel terreno possono essere devitalizzati dalle alte temperature estive, se portati in superficie dalle lavorazioni del suolo.

Influenza dell'umidità
La malattia si manifesta in modo più grave in terreni soggetti a ristagno idrico, forse per le minori resistenze opposte dai tessuti radicali in stato di asfissia. Ciò deve indurre l'agricoltore a porre maggiore attenzione in impianti situati in zone particolari, come quelle in prossimità di fiumi, con falda superficiale o attraversate dalle piene.

Nemici naturali
Diverse specie fungine appartenenti al genere Trichoderma sono noti antagonisti dell'Armillaria. Nel caso di esemplari arborei di particolare pregio cui si teme l'aggressione fungina in oggetto, sono possibili inserimenti nel terreno di inoculi di Trichoderma che, essendo no particolarmente dannoso per la pianta ospite e collocandosi nella medesima nicchia interessata dalla presenza di Armillaria, ne impedisce l'attecchimento.

Metodi di controllo agronomico
Nel controllo dell'Aarmillaria, i fattori agronomici assumono importanza prevalente in quanto consentono di attuare la prevenzione verso il patogeno.

Accorgimenti per nuovi impianti
In occasione dell'estirpazione del vecchio impianto è necessario eseguire attente osservazioni per rilevare l'eventuale presenza di piante affette da marciume radicale. Se la malattia è presente, al momento delle lavorazioni profonde, è opportuno rimuovere e distruggere tutti gli apparati radicali presenti nel terreno.
Nel caso di riporti di terreno per incrementare il franco di coltivazione, deve essere prestata molta attenzione sulle piante presenti nel sito di prelevamento per evitare di trasportare terreno infetto.
Quando la malattia si manifesta sulla coltura in atto è consigliabile estirpare e bruciare prima possibile le piante malate, ed eventualmente anche le circostanti, rimuovendo dal terreno tutto l'apparato radicale. Le buche risultanti dovrebbero essere lasciate aperte per esporre il terreno all'irraggiamento solare ed eventualmente possono essere cosparse di calce idrata.

Lavorazione del suolo
Ripetute lavorazioni eseguite durante l'estate, esponendo il terreno all'irraggiamento solare, consentono di sfruttare l'azione devitalizzante a carico dei propaguli del patogeno.
Quando la malattia è presente in campo bisogna adottare alcuni accorgimenti per evitare di diffondere il patogeno con gli attrezzi di lavorazione (es. lavorare per ultime le zone infestate). Per lo stesso motivo è necessario sorvegliare e pulire gli attrezzi dei contoterzisti, che potrebbero introdurre micelio in terreni sani.

Irrigazione
Alcuni metodi irrigui (es. il metodo per sommersione e per scorrimento) potrebbero favorire lo sviluppo di Armillaria, specialmente in terreni argillosi o mal strutturati, se creano asfissia radicale. Inoltre quando il metodo per sommersione è attuato a conche, il ristagno idrico in prossimità del colletto agevola lo sviluppo del patogeno.

Scelta varietale
Nel caso di piante da reddito occorre selezionare la disponibilità di un portinnesto resistente all'Armillaria.

Rotazione
Gli appezzamenti destinati al reimpianto degli arboreti non dovrebbero aver ospitato piante suscettibili al patogeno per 5-6 anni. In questo tempo il terreno, se non è lasciato incolto, può essere coltivato a cereali, tra cui preferibilmente l'orzo che essendo a raccolta precoce consente di lavorare presto il terreno ed esporlo all'irraggiamento solare.

Controllo biologico
Il controllo biologico dell'Armillaria non trova applicazione, sebbene sia riconosciuta la presenza nel terreno di antagonisti quali il Trichoderma spp.

Al momento, è possibile incrementare lo sviluppo del Trichoderma con apporti di letame e l'interramento di residui pagliosi. Quest'ultima pratica, viene attuata con l'interramento delle stoppie dei cereali, seminati nel periodo di riposo che deve precedere il reimpianto.

Controllo con mezzi tecnici
Non esistono, al momento, mezzi tecnici efficaci contro l'armillaria.
Coaudiuvante nella momentanea sterilizzazione delle buche, predisposte per la sostituzione delle fallanze, è lo spargimento di calce o di solfato ferroso.