Turismo & enogastronomia / Scoprire il territorio / Itinerari consigliati / Storici - culturali / Da Corte a Corte / Ambiente Il territorio Carpigiano
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Il territorio carpigiano |
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L’intervento umano sul territorio carpigiano risale all’epoca tardo-repubblicana (II/I sec. a.C.) quando i Romani, dopo aver fondato la colonia di Mutina (Modena), occuparono le terre fino al Po ed iniziarono le operazioni di bonifica e centuriazione, cioè la suddivisione del territorio in appezzamenti (le centurie), ugualmente direzionati, di 710 metri di lato. Quando i Romani conquistarono le terre dell’allora Gallia Cisalpina, il paesaggio era costituito soprattutto di paludi e boschi, con la presenza di zone sopraelevate ed emerse (le cosiddette "motte") che gli uomini avevano usato già nell’età del Bronzo (XIV/XII sec. a.C.) per l’edificazione dei loro villaggi, le terramare. |
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Nella campagna carpigiana sono ancora visibili alcune "motte", la più importante delle quali conserva le tracce di una terramara, la "Savana", collocata tra via San Giacomo e via dell’Industria. La palude e il bosco planiziale (costituito da quercia, carpino, frassino e acero per i terreni meglio drenati, olmo, pioppo e salice per quelli più acquitrinosi), cioè le componenti peculiari e vegetazionali riconducibili al paesaggio di pianura, sono però ormai scomparse da tempo, nella loro veste originale. Esse sono state progressivamente costituite da monocolture cerealicole e da impianti arborei specializzati (frutteti e vigneti) interpretati ed identificati spesso come elementi originali del paesaggio padano. |
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Le motivazioni che hanno determinato tali mutamenti, sinteticamente riconducibili all’abbandono costante e progressivo delle attività silvo-pastorali per le più produttive coltivazioni in senso lato, hanno inoltre portato alla scomparsa di un elemento colturale peculiare dell’assetto paesaggistico padano, la piantata, che sfruttava il connubio fra la vite e i supporti arborei, soprattutto olmi, pioppi e aceri. |
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Dopo i boschi planiziali (numericamente esigui già nel XVII secolo), che furono abbattuti in gran quantità anche nell’epoca romana per ricavare terra da mettere a coltura, il successivo abbandono, tra la fine del XIX secolo e gli inizi dell’attuale, della piantata, ha concorso a determinare un territorio assai produttivo ma sostanzialmente "calvo", con residuali popolamenti arborei limitati ai parchi civili o di ville e alle aree marginali non interessanti per l’agricoltura. |
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